Massimo Pasini - Commenti della critica

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Uno scultore d’istinto che il senso dell’intagliare e del cavar fuori forme dal legno ce l’ha nel sangue: Massimo Pasini l’ha respirato in giovine età nei boschi della Valsabbia dove da secoli l’uomo rompe a tratti il silenzio con i colpi dell’ascia per avere il legno. Dall’alto della sua casa di Provaglio, tra il muoversi plastico delle groppe dei monti valsabbini che si ergono sulla valle su cui aleggiano talvolta i fumi azzurrini delle industrie, Pasini fa rivivere l’antico senso della forma dei “boscaì”. (Scultori valligiani del 1700 ).
Il riferimento alla realtà è sempre, per Pasini, un pilastro necessario dell’espressività. E così i suoi volti e corpi sono sempre ben ancorati ad una visione dell’umanità ben salda dove l’individualità, spesso anche minuziosamente descritta di ogni volto, costituisce l’esempio di come sia possibile riconoscere in ognuno un tipo più largamente rappresentativo.
Massimo si dimostra ben avvertito degli umori del “moderno” quando semplifica le forme portandole ad esiti di astrazione geometrica, mai svincolandosi però dall’indagine del reale : piramidi e cerchi di bianco legno assumono valenze simboliche nella rappresentazione degli umani caratteri, perché la sua arte è sempre radicata nella realtà viva dell’uomo.
E’ perciò,la sua una poesia del “reale” dove nel sapore della tradizione germinano anche gli umori di contemporanei apporti per scavare e scoprire sempre più il significato della vita.
Alberto Zaina


Nelle sue sculture c’è tanta vitalità, sia di pensiero che di idee. Accostarsi all’arte di Pasini Massimo è come scoprire l’anima più vera di questo scultore, che nel mistero del mondo mitologico ha saputo descrivere la sua tematica più sincera.
Luciano Beccaccini  de “Resto del Carlino” (Ferrara)


Sotto l’urgenza di una forte ispirazione che trae forza da un sentire tutto spontaneo ma essenziale, le figure acquistano concretezza e danno forma ad una visione della realtà ricca di valori non disgiuntiva richiami di esperienza passate. Il risultato si qualifica da solo.
Direi proprio che l’essenzialità del messaggio della scultura del Pasini è proprio nello sguardo dei “suoi” fanciulli,ora veri ritratti, ora trasformati in angeli da un paio di ali ma mai “stereotipi” ripetuti ed accademici. Il modellato della figura umana non concede molto alla leziosità;domina una concezione robusta, segno evidente dell’influsso della esperienza quotidiana della vita di montagna. Così la diversificata carrellata della produzione dell’artista diventa un omaggio vivo e reale alla nostra gente.
Prof. Alfredo Bonomi


La pergamena lignea di Massimo Pasini: che colloquia con i sentimenti dell’animo per fissarli poi nel legno con il lavoro paziente ed intelligente delle mani, si è confrontato con questo piccolo universo umano ed ha cercato di far parlare una pergamena di legno. La composizione che ha ideato è infatti il dispiegarsi di una pergamena, quasi fosse uscita dal prezioso e raro archivio della Pieve per  raccontare la storia di Provaglio.
Il tutto è stato armoniosamente raccordato proprio per esplicitare meglio il senso di unità che deve animare una comunità, orgogliosa e gelosa della propria identità e dalla storia che ha raccontato e recitato.                        
Storico della Valle Sabbia Prof. Alfredo Bonomi


La pazienza dell’intaglio e la poesia dei valori.
Nel felice connubio tra la ricerca dell’armonia delle forme e la comunicazione di un autentico sentimento di fede e di umanità sta il valore de “L’annunciazione” che va a rendere più preziosa la chiesa di S. Antonio da Padova in Provaglio. Se ne “L’Annunciazione” si fondono la paziente ricerca e la preoccupazione di comunicare pienamente al fedele il valore di un momento straordinario nella storia dell’umanità, l’ambone è invece una esplosione di creatività spontanea.
Il tralcio di vite che si arrampica su un robusto tronco e con questo si confonde n un groviglio poetico è un esplicito riferimento alla forza della natura  che sempre rinnova frutti e bellezza, oltre che simbolo della fede di tanti uomini semplici, colmi di bontà e di carità.
L’intaglio non segue uno schema prefissato ma è il risultato di una fantasia spigliata che si mostra in tutta libertà.
Il risultato finale è quello di una composizione ove l’elemento plastico,modulato su più piani, rende l’effetto di un intaglio pittorico, vivace, immediato, quasi primitivo, ma delicato e gentile nell’insieme.
Prof. Alfredo Bonomi


Ecco il volo della madre, delle figlie, di madonne e di santi,ecco scene famigliari e folcloristiche prendere vita a tuttotondo. “Sembra che parlino” il commento spontaneo, anche quando la ricerca supera il realismo e si slancia sulle ali della fantasia. Una voce che si diffonde a macchia d’olio. E il cammino continua. Passato e presente uniti in funzione di un futuro che s’illumina sempre di più. Ed è anche illuminante messaggio per una società che stenta sempre più a conoscere se stessa.
Gilberto Vallini


PASSATO E PRESENTE: La cronaca evocata dallo scultore si incarica di celebrare il passaggio Lira-Euro con i risvolti delle due monete: l’augurio per il futuro, la riconoscenza verso un passato ricco di tanti ricordi legati al sudore di guadagnarsi la vita,
Elemento di equilibrio tra i due mondi, la sacralità di una levigatissima figura che si offre come sintesi, pacata e non antagonista, dello scorrere del tempo.             
Prof. Fernando Noris


Sono composizioni che fanno riemergere in chi le contempla paesaggi biblici, lo spirito del Vangelo è il legno che diventa anelito dell’anima verso la divinità, è tensione per uscire  dal “Barbaglio della promiscuità”.
Come d’incanto, strofe di Ungaretti, Montale, Quasimodo, Sbarbaro, in sintonia con le parole di Cristo, si accordano per dar sospiro muto che l’arte di Massimo ha imprigionato nelle sue figure.                                             
Prof. Olindo Martucci


Dal Legno “Il Crocifisso” Il prof. Alfredo Bonomi, assessore alla cultura della Comunità Montana della Valle Sabbia, ha presentato e descritto il lavoro facendo risaltare i lineamenti di un Cristo si sofferente ma anche regale, mentre su quella croce sacrifica se stesso per salvare l’umanità.
E’ stata per la comunità una giornata importante sia dal punto di vista culturale che religioso. Ora sostando davanti a questo crocifisso che arricchisce il patrimonio artistico della chiesa parrocchiale di S. Maria Assunta, penso che l’invito alla preghiera sarà più spontaneo e ricco di fede. (2003)
A Massimo, a nome mio e dell’intera comunità, il mio grazie e che davvero quel Cristo da lui scolpito lo accompagni e gli doni sempre nuove intuizioni per realizzare con il legno i propri sentimenti interiori.
Don Marco Bianchi


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