Marta Mai

Immagine?file=critica_6 Ti impegni, lo vuoi, ed incontri le opere di Massimo Pasini. Le incontri nel grande luminoso salone al piano terra della sua casa, che è immersa nel verde e nel silenzio delle montagne della Valle Sabbia. Le opere sono allineate alle pareti in duplice, triplice, quadruplice fila. Sono collocate su mensole, e le devi voler scoprire superando le astanti. Sono fissate ai muri come quadri, e da li ti vengono incontro. Sono appoggiate sul solido lungo tavolo (prestigiosa opera dell'artista) che è al centro della grande stanza. Sono tante. Non le puoi contare, o meglio: lo potresti... ma con la stessa disinvoltura con cui ti appresteresti a contare quanti sono gli acini di un gigantesco grappolo d'uva! L'arista ti soccorre e dice che le opere sono duecentocinquanta e non sono considerati gli innumerevoli piccoli ninnoli, tipo frutta, foglie, scacchi, ciotole che sono disseminati ovunque c'e' un’'anfratto. Il tavolo è attorniato da sedie, che sono troni. Uno primeggia per dimensioni e merlettati trafori: e' indiscutibilmente il posto di chi conta di piu' in quel contesto, che e' un mondo. Sì! Perche' quando entri lì, capisci subito che sei in un mondo: ed e' un mondo che conosci! E allora, con lo stupore e la meraviglia di un bambino, manifesti la tua sorpresa, la tua gioiosa sorpresa, perche' quel mondo ti accoglie con un abbraccio. Ne sei subito coinvolto e ne fai parte: anzi, ci sei sempre stato. Provi quel raro pathos emotivo, che solo il genio artistico sa suscitare. Constati l'eccezionalità della tecnica ma, al di sopra, avverti il grido dell'anima. Ovunque ti soffermi, l'opera comunica amore, amore per la tua cultura tramandata nel tempo, vissuta nel presente e proiettata nel futuro. C’è la sagra del paese e li qualcuno si esibisce, secondo la sua arte. C'e' la Processione e Nostro Signore e' adorato, la Vergine Maria e' inghirlandata, venerata, il Santo e' benedicente. Gli angeli volano al di sopra di Mondi che girano e di Astri che risplendono. L'armonia "che vince di mille secoli il silenzio" (Ugo Foscolo) e' quì forza sovrana.

Immagine?file=critica_2 Senti la potenza di chi la genera, e ti conformi che è valsa la pena fare questo viaggio fin quì. Diversamente mai avresti potuto ammirare un panorama così completo di opere! E vai avanti. Hai avvertito subito che su tutto sovrasta quell’Amore con la A maiuscola, che regge e governa il mondo, a cui l’artista riverente si inchina per comunicare, con rispetto e con- vinzione, amore per l’uomo che si eleva nel quotidiano svolgersi degli eventi, ed amore per la vita che gli è stata data. Il canto d’amore culmina in un inno di gioia quando due grandi e slanciate conchiglie ac- costate si ergono verso l’alto, per mostrare il germoglio del nuovo seme, che una donna cela nel suo seno, proteggendolo con le mani aperte. Astrazione e Figura, Modernità e Classicità si incontrano! La sorgente di vita, celebrata in tutti gli esseri viventi, è esaltata nella sua essenzialità, diventa idea universale e supera il particolare. Le sculture sono preghiere. Le conchiglie sono mani giunte, che si alzano per ringraziare a gran voce Dio per tutto ciò che è vita. Le mani, proteggono, riflettono la silenziosa voce del cuore, che intimamente sussurra beatitudini al nuovo uomo che nascerà. Sei in devoto silenzio e pensi. Ti fermi. Cerchi di ordinare quella folla incalzante. Vuoi individuare i temi ricorrenti, ma il tuo intento è frenato da “strizzatine d’occhio e bisbigli” che sono irrinunciabili richieste di attenzione: capisci che ogni opera esiste per sé, al di fuori di schemi. Segui l’emozione e ti fai gestire. Il particolare ben curato intriga la vista, le rotonde volute, i corpi sferici, le morbidezze sinuose sono irrinunciabili inviti al tatto, alla mano, che si sofferma sull’opera, accarez- zando la vellutata forma. Dialoghi con le opere e ti commuovi. Corpo ed anima sono in sincronia nel manifestare compiacimento per l’artista Massimo Pasini, che dà vita al legno e lo fa pulsare. Quando guardi Papa Wojtyla, cerchi la sua mano per baciarla e, quando incroci lo sguar- do di Padre Pio, sei in difficoltà perché il Santo ti esanima e ti rammenta che non sei cattolico praticante a tutto campo. Il Cristo in Croce, dai tratti umani, ti appare meno severo, soffre... ma sembra ammiccare, quasi a blandire la severità del Santo. L’artista scava dentro i personaggi, trasferisce nel legno i loro moti dell’animo che ti ar- rivano!

Immagine?file=critica_3 Che cosa si può chiedere di più? Lo spirito vince sulla materia. E prosegui la visita. Lì c’è una testata di letto, che è un lussereggiante canoro boschetto, là c’è un cavallino a dondolo, che richiama schiere di bambini, quì c’è un leggìo intagliato in un gigantesco tronco ove si intrec- ciano rami, foglie e frutti; qua, c’è un’astratta figura, che, svuotata dal dolore, si ripiega e prega. E ancora tralci di vite inneggiano a Bacco, mentre un atleta si lancia con il parapendio e un’altro prova l’ebbrezza della velocità sugli sci. E c’è l’Euro che soppianta la Lira ed affossa un’epoca, ma perdura il fervore dell’antico lavoro, ed il riflesso della luna continua a schiarire la notte! Un tabernacolo finemente inciso, scavato dentro un grosso tronco, è un cilindro prezioso, che si apre e si chiude, al tocco, con garbo: è predestinato a divenire luogo privilegiato per l’Ostia consa- crata. Sei gioiosamente frastornato... e la scoperta continua! Ovunque ci sono tante opere pensate per l’uso quotidiano. Tu ti soffermi a scoprirne la funzione. Questa sosterrà un grosso prosciutto, quest’altra reggerà schiumarole e mestoli e il tagliere girevole, piccolo compatto capolavoro d’ingegneria, favorirà i commensali nella scelta dei formaggi o chicchessia. E la pregevole cassapanca intagliata a bassorilievo? È un grande monile. Hai fatto un viaggio fantasmagorico e hai dialogato con l’artista, che ti racconta di ghiacci scolpiti, di imponenti tronchi aggrediti, di giorni di scalpello, all’aperto, davanti a tanta gente, di bambini che intuiscono l’astratta forma, di riconoscimenti e premi, di viaggi all’estero, di soddisfazioni e di fatica. Vuoi ancora visitare il laboratorio, che ti riserva un’ulteriore eccezionale sorpresa: tutta l’attrezza- tura, di cui l’artista Massimo Pasini si avvale, è stata forgiata e costruita da lui stesso. Suoi sono i molteplici scalpelli, le tantissime sgorbie e i martelli, che, con le impugnature lignee ben tornite, sono a loro volta uniche ed irripetibili opere d’arte. Finita la visita, l’emozione guida la penna e scrivi subito. Dopo qualche giorno rivedi ciò che hai scritto. Constati che la tua cronaca (che ipotizza quale futuro soggetto protagonista chiunque avrà avuto la pazienza di leggere queste pagine e si sarà incuriosito) è il succinto, ma fedele racconto dell’emo- zionante esperienza che hai vissuto, allorché sei stato a Provaglio Valle Sabbia, in via Brescia 2, dove è situata la casa, con annesso laboratorio e sala di esposizione, dell’artista scultore Massimo Pasini.

Immagine?file=critica_4 Ora urgono alcune costatazioni, frutto di riflessione, al fine di definire l’artista Massimo Pasini, che ha saputo sublimare ed elevare a grande arte la sua straordinaria competenza e conoscenza delle essenze lignee. Se Massimo Pasini usa il legno per tutto ciò che riguarda il grande e piccolo arredo dome- stico, tuttavia opera delle scelte, a cui dà la priorità. Predilige dedicarsi ad arredi sacri, quali altari, amboni, tabernacoli, banchi, scanni, cornici importanti per immagini sacre. Non trascura di trasferire in grandi formelle a bassorilievo momenti significativi dell’evo- luzione storica di un luogo, che stigmatizza con stemmi e blasoni. E poi fa sculture, tante sculture, in cui c’è la vita. Gli Alpini, uomini generosi ed unici per spirito di corpo, sono nel cuore dell’artista e ritornano in varie occasioni. È giusto rammentare che è di Massimo Pasini il logo, che ricorda la 73a Adunata Nazionale Alpini del 2000 a Brescia. Nelle sculture rivive la Religione dei Nostri Padri secondo le Festività del Calendario Li- turgico e secondo Figure, che, per la diffusione e realizzazione del Cattolicesimo, sono state fiaccole prodigiose e contagiose. La fisiognomica è sorprendente, e non solo per l’espressività dei volti, ma anche per le po- sture, qualunque sia il nostro punto di osservazione. Il mistero della nascita è motivo ricorrente, che ribadisce con insistenza l’amore dell’artista per la vita e per Colui che la vita dona. Il lavoro dell’uomo e le sue passioni, il volo degli uccelli in cielo, il passaggio degli animali sul- la terra, la natura tutta, gli astri e i moti dell’universo, regolati da orbite astronomiche, si rin- corrono con una frequenza, che mai ripetitiva nella realizzazione, sempre fa battere il cuore. Le contemporaneità e il passato sono guardati con occhio benevolo: c’è speranza nell’avve- nire e gratitudine per ciò che non c’è più, ma che ha contribuito a costruire il presente. Massimo Pasini, sia che scolpisca secondo la classica tradizione, sia che enfatizzi la forma per dare spazio al pensiero e al sentimento, o alla spontanea espressività di chi fruisce dell’opera, sempre – e diciamo sempre – ci affascina per la raffinatezza e la paziente cura con cui corteg- gia e ama l’opera, che poi manda nel mondo, perché divenga patrimonio comune. Noi, che abbiamo avuto il privilegio di conoscerlo e di scrivere di lui, per tutto questo gli siamo grati e gli manifestiamo grande ammirazione.

Prof.ssa Marta Mai

Alfredo Bonomi

Immagine?file=critica_5 Il cammino artistico di Massimo Pasini continua e si arricchisce di momenti significativi. È ormai lontano il tempo delle prime esperienze; ora si avvicina quello della maturità espressiva. Sotto l’urgenza di una forte ispirazione che trae forza da un sentire tutto spontaneo ma essenziale, le figure acquistano concretezza e danno forma ad una visione della realtà ricca di valori non disgiunti da richiami di esperienze passate. Il risultato si qualifica da solo. Non si tratta più di dilettantismo ma lo scalpello è ora il mezzo sicuro per «piegare» la ma- teria, cioé il legno, ad una vena poetica che è continuamente alimentata da una personalità ricca e feconda e da abbondanti riferimenti alla grande tradizione scultorea Valsabbina. Allora vien quasi naturale collocare Massimo Pasini in un preciso anello di quella lunga catena di «intagliatori lignei» che inizia con i «Boscaì» o meglio, ancor prima. I fanciulli, gli angeli che escono dalla semplice bottega di questo scultore di Provaglio V.S. non sono soltanto le copie di una «maniera» molto diffusa nei secoli scorsi. Hanno sì lo sguardo innocente, libero e giocoso del tutto simile a quello degli innumere- voli «putti» che dal 1700 in poi hanno reso preziose le nostre chiese ma hanno anche una concretezza tutta attuale: sono cioé veri fanciulli con l’atteggiamento aperto disponibile ad abbracciare il mondo, filtrato però dalla nostra forza dell’innocenza. Direi proprio che l’essenzialità del messaggio della scultura del Pasini è proprio nello sguardo dei «suoi» fanciulli, ora veri ritratti, ora trasformati in angeli da un paio di ali ma mai «stereotipi» ripetuti ed accademici. Il modellato della figura umana non concede molto alla leziosità; domina una concezione robusta, segno evidente dell’influsso della esperienza quotidiana della vita di montagna. Così la diversificata carrellata della produzione dell’artista diventa un omaggio vivo e re- ale alla nostra gente. Bambini ed adulti, figure usuali o meno, sono viste in un rapporto profondo con la natu- ra e spesso sono inserite in interpretazioni simboliche ove si coniugano molto bene idee sentite come importanti e l’urgenza di «liberare» dall’animo forme così come sono vissute nell’esperienza di ogni giorno.

Dicembre 1987

Alfredo Bonomi

Alberto Zaina

Immagine?file=critica_1 Un scultore d’instinto che il senso dell’intagliare e del cavar fuori forme dal legno ce l’ha nel sangue: Massimo Pasini l’ha respirato nei boschi della Valle Sabbia dove da secoli l’uomo rompe a tratti il silenzio con i colpi dell’ascia per avere il legno, supporto indispensabile alla vita quotidiana dei tempi an- dati quando ancora ferro, cemento e plastica non avevano ancor invaso ogni angolo del mondo. Ma il legno, materia viva e vibrante nelle sue fibre e nei suoi nodi, non serviva solo alla sopravvivenza d’ogni giorno, ma anche ad abbellire l’esistenza. Dall’alto della sua casa di Provaglio, tra il muoversi pla- stico delle groppe dei monti valsabbini che si ergono sulla valle su cui aleg- giano talvolta i fumi azzurrini delle industrie, Pasini fa rivivere l’antico senso della forma dei «boscaì»: le loro opere sono presenti sia nelle monumentali parrocchiali, sia nei più solitari sacelli disseminati tra prati e boschi. E l’antica tradizione è testimoniata dal nostro scultore nelle figure di putti ed angeli (ne ha scolpiti anche due in sostituzione di quelli originari rubati in una chiesa) dove la mossa ricchezza barocca o l’eleganza settecentesca si rivestono di sa- pida espressività popolare e trasformano certe leziosità ed arzigogoli di quel tempo in solidità di sostanziose forme e di atteggiamenti affabili e concreti. Ma l’opera scultorea di Massimo Pasini non è solo una odierna riedizione dell’antica arte dei maestri del legno, è anche una ricerca, attraverso le strut- ture naturali dei tronchi, dei rami, di un connubio tra il conservare le forme spontanee del legno e il trovare quelle espresse dalle sue abili mani: la figura su cui si posa l’aureola-leggìo sgorga dalle radici ed il tronco, che unisce cie- lo e terra, prende le forme di una Madonna che stringe a sè il piccolo Gesù avvolgendolo teneramente e facendo quasi un tutt’uno con lui; nell’intensità del tenero sguardo della Madre si avverte appena un’ombra di preoccupazio- ne preveggendo il futuro destino umano del Figlio. In opere come questa la semplice vena del sentimento si unisce inscindibilmente alla fede genuina e profonda della gente delle nostre valli. Il riferimento alla realtà è sempre, per Pasini, un pilastro necessario dell’espres- sività. E così i suoi volti e corpi sono sempre ben ancorati ad una visione dell’umanità ben salda dove l’individualità, spesso anche minuziosamente descritta di ogni volto, costituisce l’esempio di come sia possibile riconoscere in ognuno, un «tipo» più largamente rappresentativo: il vecchio alpino, l’an- ziana signora, il fanciullo, ritratti nel legno hanno nomi e cognomi precisi, ma in essi si possono riconoscere tanti altri alpini, fanciulli che si incontrano dove il sentimento di appartenenza ad una gente e ad un popolo è ancor vivo. Nell’indagare tra la realtà popolare che ci circonda e che è portatrice di un’an- tico stampo ricco di fervidi umori, in quella serie di opere che potremmo defi- nire «episodi», Pasini va scoprendo i lati curiosi del vivere quotidiano cospar- so di un pizzico di bonarietà spesso condita con l’ironia ed insaporita da una punta di grottesco, come in Ritorno dalla fonte e Il cavadenti; e poi certe figurette volutamente goffe come in Raccoglitrice di castagne (che si muove quasi a passi di danza da festa campagnola) paiono quasi far riesumare lo spirito caustico dei nanerottoli di Faustino Bocchi. L’assiduità istintiva di Pasini con l’esercizio dell’arte della forma ricavata «to- gliendo», come diceva Michelangelo, lo portano anche ad esiti dove la concre- tezza realistica del sentir popolare si sposa felicemente con ricordi classicistici: nello Schiavo c’è un qualche ricordo dei «prigioni» michelangioleschi tradotti dall’idioma nazional-fiorentino a quello più rude della parlata dialettale bre- sciana, mentre nella Donna che si pettina la sodezza delle robuste forme si ingentilisce nel delicato arco del busto e nella delicata trasparenza della veste sul seno. E infine Massimo Pasini si dimostra ben avvertito degli umori del «moderno» quando semplifica le forme portandole ad esiti di astrazione geometrica, mai svincolandosi, però, dall’indagine del reale: piramidi e cerchi di bianco legno assumono valenze simboliche nella rappresentazione degli umani caratteri, perché la sua arte è sempre radicata nella realtà viva dell’uomo. E lo è talmen- te che giunge talvolta a tocchi «iper-realistici» come nella Maratoneta. È perciò, la sua, una poesia del «reale» dove nel sapore della tradizione germi- nano anche gli umori di contemporanei apporti per scavare e scoprire sempre più il significato della vita.

Alberto Zaina

Olindo Martucci

Immagine?file=critica_7 Era il primo sabato di giugno, quando siamo saliti a Provaglio Valle Sabbia, un paese che ha qualcosa di irreale, di presepe. La casa che ci attendeva, immersa nel verde, era quella dell’amico Massimo Pasini. Ci ha accolti la calda premura, un’atmosfera pulita di candore e di calore. Nella sua officina-laboratorio siamo rimasti come “sospesi” davanti alle (sue) ultime stupende creature. Sono sette composizioni che fanno riemergere in chi le contempla “paesaggi” biblici, lo spirito del Vangelo: è il legno che diventa anelito dell’anima verso la divinità, è tensione per uscire dal “BARBAGLIO della PROMISCUITÀ”. Come d’incanto, strofe di Ungaretti, Montale, Quasimodo, Sbarbaro, in sintonia con le parole di Cristo, si accordavano per dar voce al sospiro muto che l’arte di Massimo aveva imprigionato nelle sue figure.

Olindo Martucci

 

Tomaso Girelli

Le sue mani si muovono rapide e sicure e, quasi per magia, da un tronco, riescono a trarre opere stupende. Le sue agili dita muovono, con frenesia, sgorbie e scalpelli e, a poco a poco, ecco che il legno si anima nelle più svariate forme. Là dove prima era la materia grezza appaiono, come per incanto, vasti orizzonti che mettono in risalto il mondo che lo circonda, il suo mondo, quello che lui ama. Ora è un intrico riccio di pampini ricchi di grappoli, ora è un campo di spighe, poi cornici simili a merletti leggeri e statue che parlano, che nascono sì dalle sue mani, ma sono l’espansione della sua anima, della sua fede profonda. Pur non dimenticando le sue radici, la sua mente è proiettata verso il futuro ed è un vulcano di idee. Gli elementi della natura si contrappongono nell’agitarsi delle forze che muovono il mondo. Il bene e il male si affrontano nel moto universale della creazione. Ed ecco il seme che, schiudendosi nel seno materno, da origine al grande mistero della vita. Alla fine si erge vittoriosa la realtà delle forze che generate da Dio, danno all’uomo quella fiamma che lo rendono immortale.

Tomaso Girelli

Accademia internazionale "Greci Marino"

L’Accademia Internazionale ”Greci Marino” Accademia del Verbano di Lettere, Arti, Scienze ha decretato di annoveralo tra i suoi membri in qualità Di Accademico Associato Sezione Arte - Scultore

Prof. Nandi Noris

Arte in Strada Massimo Pasini “Trasparenze” La sfera è il simbolo di perfezione classica. Trattenuta da due mani giunte, quella di Massimo Pasini diventa il mistero di uno scrigno, di un grembo materno, di un tabernacolo, di un fiore dei quali intravede la ricchezza .L’atmosfera e lo spazio esterno proteggono questo filtrare di significati.”Sogni ne mandano parecchi le persistenze del visibile”. Saperli cogliere dà Sapienza.

Arte in Strada Massimo Pasini : Una barca con la prua rivolta al cielo, conserva al suo interno una grande campana di segnalazione. Traforati i bordi e ricamato a nido d’ape il fondo. La levigatezza del legno sfida la penetrazione nell’aria. E rinvia a una assunzione al cielo.

Prof. Nandi Noris

Lucio Betto

Pasini Massimo: L’A. dedica il suo lavoro alla figura dell’amato Giovanni Paolo II° titolandola “Santo Subito” unendo, in simboli espliciti, il cammino di sofferenza e di fede del Papa recentemente scomparso. Lo raffigura col capo chino, sotto il peso del male fisico, con il vangelo in mano, ad indicare la Pasqua di redenzione, con la croce al collo ben evidenziata, simbolo della sofferenza di cui è icona, le ginocchia piegate, ma non frante. Con i tratti sinuosi del legno, pulito e levigato, induce a meravigliarsi per le virtù eroiche del Santo Padre, ma sempre in forma composta e senza stridore

Artista Critico Lucio Betto

Istituto Pio XII° Misurina

Istituto Pio XII° Misurina (Dono di una scultura che rappresenta Papa Wojtyla). Le assicuriamo che il suo capolavoro avrà fra noi il posto degno di un’opera di Dio, perché fatto con amore. Col cuore pieno di gratitudine Le auguriamo di continuare a scolpire ogni pezzo di legno dandogli sempre un’impronta divina e che … Gesù realizzi anche per Lei l’ultima frase del testamento di Giovanni Paolo II° “A tutti voglio dire una solo cosa Dio vi ricompensi”. Un abbraccio e un grazie infinito da tutti i bambini del nostro Istituto.

Sr. Rita, Rag. Bianchi, Don Bianchi, Bruno e Claudia.

Luciano Beccaccini

Nelle sue sculture c’è tanta vitalità, sia di pensiero che di idee. Accostarsi all’arte di Pasini Massimo è come scoprire l’anima vera di questo scultore, che nel mistero del mondo mitologico ha saputo descrivere la sua tematica più sincera

Luciano Beccaccini de “Resto del Carlino”

Olindo Martucci

Era il primo sabato di giugno, quando siamo saliti a Provaglio Valsabbia, un paese che ha qualcosa di irreale, di presepe. La casa che ci attendeva, immersa nel verde, era quella dell’amico Massimo Pasini. Ci ha accolti la calda premura, un’atmosfera pulita di candore e di calore. Nella sua officina – laboratorio siamo rimasti come “sospesi” davanti alle sue ultime stupende creature. Sono sette composizioni che fanno riemergere in chi le contempla “paesaggi biblici”, lo spirito del Vangelo: è il legno che diventa anelito dell’anima verso la divinità, è tensione per uscire dal BARBAGLIO della PROMISCUITA’ . Come d’incanto, strofe di Ungaretti, Montale, Quasimodo, Sbarbaro, in sintonia con le parole di Cristo, si accordavano per dar voce al sospiro muto che l’Arte di Massimo aveva imprigionato nelle sue figure.

Docente a Lugano Olindo Martucci

Gabriella Niero

Pasini, che già conosciamo, quale vincitore del 2006 con l’opera “Santo Subito”al Premio scultura Giovanni Da Cavino S. Giorgio delle Pertiche (Padova). Quest’anno ci propone una nuova e diversa interpretazione della storia di Cavino, che necessita di qualche spiegazione. Cavino sorto in territorio paludoso è simboleggiato dallo scafo della barca, poi bonificato il territorio, viene innalzata la chiesa quale simbolo della fede della comunità .L’intera popolazione, rappresentata dal tondo che sorregge la campana, è pronta in caso di difficoltà ad accorrere al suo rintocco rifugiarsi nello scafo che piegato in orizzontale diventa ancora di salvezza. Il messaggio di Massimo è che l’arca della salvezza è la fede della gente.

Dott.ssa Gabriella Niero

Prof. Enzo Santese

Costalta di San Pietro di Cadore in Comelico (Belluno) “Una statua di legno. in una casa di legno, in un paese di legno”. Massimo Pasini, nella sua scultura (“La storia del lavoro di Faure”), comprime la dimensione temporale in eterno presente, dove convivono in un medesimo spazio tracce narrative di mestieri tradizionali, con quelle del boscaiolo. L’artista dispone sullo schermo della sua opera molteplici quadri di un racconto che parte dalla montagna, dal patrimonio di alberi che diventano tronchi per i vari usi a cui sono destinati; per questo la figurazione inquadra due cavalli che trainano un carro pieno. Due figure umane stilizzate tengono in mano il libro di una sapienza, accumulata con le esperienze di un lavoro pesante e continuo, che va a congiungersi alle competenze della tecnologia attuale. Il libro, insomma, è una sorta di emblematico testimone che l’uomo di ieri passa a quello di oggi. Il tutto si prospetta plasticamente all’occhio del fruitore come repertorio di una pergamena aperta, da cui gli elementi del racconto emergono, prendendo corpo in una scultura, nella quale l’armonia dell’insieme si coniuga con la cura del dettaglio.

Prof. Enzo Santese (Trieste)

Mutevole Luna

“Mutevole luna” Massimo ci ha abituati, è la terza volta che partecipa a questo concorso, alle forme precise e levigate dove tutto trova un ordine naturale e si incasella perfettamente. Questa scultura a cui ha dato il titolo di “Mutevole Luna” cambia e si sviluppa con un movimento elicoidale, mostrando ad ogni pur lieve spostamento dell’osservatore le facce sempre uguali e sempre diverse del nostro pianeta, l’astro a noi più vicino e familiare. Rappresenta per il suo autore, nel velarsi e disvelarsi le regole eterne immutabili pur nel continuo divenire.

Artista Lucio Betto (PD)

Originalità

1° Premio per l’originalità con cui ha interpretato il tema proposto e per la grande perizia tecnica che gli ha consentito di raggiungere efficacemente effetti di leggerezza e eleganza, giocando sulla percezione e su sorprendenti effetti visivi.

Critica D’Arte Prof. Lucia Majer ( Venezia)

Arte nel territorio bresciano “Impronte contemporanee tra percorsi d’arte” Castello di Brescia Piccolo e Grande Miglio Pasini Massimo ….Da molti anni nel mondo della scultura lignea bresciana, o meglio sarebbe dire valsabbina… Partecipe di quella natura che con estrema semplicità trasfonde nelle sue sculture

Curatore della Mostra Silvia Landi

Luca Ferremi

Massimo Pasini nasce a Provaglio di Valle Sabbia. Da sempre in casa sua respira l’amore, il rispetto per l’albero, per il legno. Il piccolo Massimo vede in casa sua destreggiare con abilità gli attrezzi per lavorare il legno (suo padre fece il boscaiolo anche in America) e fin da giovane si cimenta nella difficile arte dello scultore, è un autodidatta. È una persona innamorato della VITA. La frase che mi ha colpito quando ci siamo incontrati è stata “vedi in albero, è vita, è forza in lui scorre una linfa vitale e così anche quando è scolpito continua a trasmettere emozioni, sentimenti, vita.” Questa forza vitale è cominciata non solo nella raffigurazione di frutta o dell’albero che nutre e ripara gli animali, o nella possanza di grandi personaggi come i papi, san Pio o gli alpini, anche in quella piccola testa di bimbo che urla…unico modo per farsi sentire, ma anche nelle composizioni astratte. Astratte è un termine non appropriato, perché nelle opere di Massimo Pasini, escono sentimenti di amore nell’abbraccio, di vita nel seme che deve schiudersi, di meditazione, di preghiera che è aggancio ad una vita ben più alta, di spensieratezza negli sport, nello sforzo fisico, persino di dialogo, di comunicazione anche se i volti non hanno bocca. Se assommiamo queste caratteristiche: amore , vita, meditazione, preghiera, spensieratezza, sforzo fisico, dialogo, comunicazione cosa abbiamo?... L’uomo, un uomo vivo! La sua firma è la flessuosità dell’appoggio di molte sue opere che sembra una molla per spiccare un salto verso l’alto, verso il cielo… Tornando alla immagine di prima abbiamo così un vero uomo, che non si accontenta di lasciarsi vivere, ma punta in alto punta all’eternità, alla vita eterna. MassimoPasini nelle sue opere esprime la vera umanità.

Luca Ferremi Emozioni in Cammino

Hanno scritto dell’Artista

Alberto Zaina – Alfredo Bonomi – Olindo Martucci – prof. Fernando Noris – prof. Gilberto Vallini - Prof.ssa Marta Mai - Artista Lucio Betto – Luciano Beccaccini de( Resto del Carlino) – Dott.ssa Gabriella Niero – Prof. Enzo Santese - Don Marco Bianchi – Don Giulio Viviani Accompagnatore di Papa Giovanni Paolo II. - Prof.ssa Lucia Majer - Luca Ferremi

Scritti dello scultore sono apparsi

Gionale di Brescia – Brescia Oggi – Dizionario degli scultiri bresciani - Le Dauphinè (Francia) – La nostra Valle – La voce del Popolo- La Stampa – Gionale di Vicenza – La Gazzetta di Brescia – La Nuova Sardegna – Latina Oggi – Il Tempo – The Ad volate & Greenwchtime – Il Messaggero Edizione Lazio – Arte Folklore Minturno – La Meridiana – Sinestesie Artisti di Valle Sabbia Corriere delle Alpi (Belluno) - Il Gazzettino (Belluno) - Luna Nuova Valle di Susa (To) – Stamford – New York Celebration of Cristoforo colombo 55th anniversari of the discovery of America – Badische & Zeitung St. Blasien (Germania) – Màrkischer Sonntag fùr Strausbrrg ( Germania) – Archivio Monografico Dell’Arte Italiana – Voci dal Terminillo (Chieti)